Il 30enne bengalese Rakeb Kashem è morto nella notte di mercoledì, dopo essere stato ricoverato a Padova a seguito di una violenta aggressione avvenuta tra domenica e lunedì a Marghera. La vicenda è ora al centro delle indagini coordinate dalla Procura di Veneziache ha ricevuto il fascicolo dalla Procura di Padova e procede con l’ipotesi di omicidio preterintenzionale. Il ritrovamento del giovane è avvenuto lunedì mattina alle 6 in via Fratelli Bandieradove la Polizia Locale di Venezia lo ha trovato privo di coscienza.
Ritrovamento e primo ricovero a Mestre
Secondo gli accertamenti, la pattuglia della Polizia Locale di Venezia ha notato il trentenne riverso sul marciapiede di via Fratelli Bandiera alle 6 di lunedì mattina. Coperto di ferite e incosciente, è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale dell’Angelo di Mestre. I familiari, che vivono a Mestrehanno raccontato di aver perso i contatti con lui nella notte: Rubel Kashem, il fratello maggiore, aveva visto Rakeb attorno all’una della notte tra domenica e lunedì seduto a un tavolino presso un chioschetto in Piazzale Roma assieme a due uomini, ma non si è avvicinato per rispetto della loro privacy. Rubel ribadisce: “Non mi sono avvicinato a lui.“
La telefonata e il trasferimento a Padova
Martedì pomeriggio la madre ha ricevuto una telefonata da Rakeb: il giovane ha detto di essere stato aggredito e di trovarsi in rianimazione all’Ospedale dell’Angelo. Ha raccontato poco, risultando molto assonnato, e ha accennato che gli aggressori erano stati “quattro o cinque”. I medici hanno poi constatato il grave coinvolgimento di organi interni e, mercoledì sera, le condizioni sono precipitate: è stato disposto il trasferimento all’Ospedale di Padova dove il trentenne è deceduto nella notte tra mercoledì e ieri.
Le indagini sulla dinamica e le ore mancanti
La Procura di Venezia, con la collaborazione della Polizia Locale di Veneziasta cercando di ricostruire le ore comprese tra l’una della notte e le 6 del mattino di lunedì. Per questo motivo gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere installate tra Piazzale Roma e via Fratelli Bandieranella speranza di chiarire se Rakeb abbia raggiunto Marghera con un autobus, con un veicolo privato o in altro modo. Al momento restano interrogativi su che cosa sia accaduto dopo l’ultima vista del fratello e su chi fossero gli uomini visti a Piazzale Roma, poiché Rubel afferma: “Non li avevo mai visti prima.“
Ipotesi investigative e coordinamento tra Procure
La Procura di Padova aveva inizialmente seguito il caso per il ricovero e le successive cure, poi ha trasferito il fascicolo alla Procura di Venezia che ora coordina le attività investigative per l’ipotesi di omicidio preterintenzionale. Le autorità stanno lavorando per identificare le persone che appaiono nelle registrazioni e per ricostruire la catena di eventi che ha portato alla grave aggressione: gli elementi al momento disponibili includono il racconto frammentario del ferito, i filmati di sorveglianza e i rilievi effettuati sul luogo del ritrovamento.
La famiglia chiede chiarezza e giustizia
I parenti di Rakeb, che vivono nello stesso nucleo familiare a Mestre, hanno espresso la loro incredulità rispetto al fatto che egli si sia recato a Margheravisto che tutti i suoi amici e la sua vita sociale sono concentrati a Mestre. Rubel ha sottolineato di non conoscere motivi che potessero spingere il fratello verso quel quartiere: “Nessuno.” La famiglia chiede di capire se Rakeb sia andato a Marghera da solo o accompagnato, se abbia preso un bus o sia salito su un’auto con qualcuno e quale possa essere stato il movente dell’aggressione.
I parenti escludono che il trentenne avesse nemici dichiarati in città e sottolineano che lavorava come aiuto cuoco vicino al Ponte delle Guglieoccupandosi del proprio lavoro con impegno. Per queste ragioni chiedono che le indagini facciano piena luce sull’accaduto e che venga assicurata giustizia per la morte di Rakeb.


